Recentemente la Ragioneria Generale dello Stato ha pubblicato i dati sul personale delle pubbliche amministrazioni aggiornati al 2023. Ne emerge un quadro complesso, caratterizzato da luci e ombre, ma con forti diversità fra un comparto e l’altro e, spesso, anche all’interno dei singoli comparti.
Le Funzioni Centrali denunciano la situazione più critica dell’intero settore pubblico. All’interno di questo comparto, il personale dipendente dei Ministeri negli ultimi 10 anni ha subito un costante depauperamento di risorse umane e di professionalità, appena mitigato da una leggera ripresa nell’ultimo anno di rilevazione. Nello stesso periodo, tuttavia, si è registrato un saldo sostanzialmente neutro per i dirigenti.
Di seguito alcune considerazioni tratte dal focus dedicato ai Ministeri nell’ambito della documentazione consultabile nella sezione “Analisi e documenti” della piattaforma www.contoannuale.mef.rgs.gov.it[1]
“Nel comparto Ministeri gli occupati decrescono in modo costante dal 2014 al 2022, passando da 157.808 unità rilevate nel 2014 a 122.470 unità del 2022, con una riduzione pari a -22,4%. Nel 2023, in contro tendenza, si registra una crescita del numero di occupati che raggiungono quota 123.507 (+0,9%).”
“La riduzione fino al 2022 trova spiegazione soprattutto di politiche di contenimento della spesa di personale, tradotte nell’emanazione, nell’arco di tempo considerato, di normative restrittive in materia di turnover, ma anche nel rallentamento delle procedure di reclutamento conseguente alla pandemia da Covid-19 nel triennio 2020-2022.”
“Nel 2023 la crescita del numero di occupati è stata favorita dal rafforzamento, dall’innovazione e digitalizzazione della Pubblica amministrazione per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel PNRR di cui in particolare al decreto-legge n. 36 del 2022 (c.d. PNRR-2) e al decreto-legge n. 13 del 2023 (c.d. PNRR-3) che hanno previsto assunzioni di personale con contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato fino al 31 dicembre 2026.”
“(…) il personale di qualifica dirigenziale, dopo i valori minimi raggiunti nel 2019 (2.775 unità) per effetto delle predette diposizioni normative restrittive in materia di turnover, è tornato a crescere con il venir meno delle limitazioni alle assunzioni raggiungendo i valori del 2014 (2.998 unità nel 2023 contro 3.016 unità del 2014).”
“Il personale non dirigente, in costante calo dal 2014, torna a registrare un aumento pari a +0,9% (116.016 unità nel 2023 rispetto alle 115.031 del 2022) solo nell’ultimo anno, a causa di una maggiore incidenza delle cessazioni rispetto a quanto avvenuto per il personale dirigenziale.”
Infine, si riporta di seguito il Grafico 1b a pag. 4 del documento citato, dal quale si può cogliere la differenza del trend occupazionale del personale dirigente e non dirigente nei Ministeri nel periodo 2014-2023.
Quale ipotesi di lavoro si può ricavare dalla sequenza dei dati qui presentati? La seguente. Sembra in atto un processo di graduale transizione dal modello di Pubblica Amministrazione che abbiamo conosciuto dal Secondo dopoguerra fino ai primi 15 anni del nuovo millennio a un modello di P.A. snellito al massimo fatto di dirigenti che governano organici minimali e per il resto si esternalizza favorendo imprese private la cui principale preoccupazione è intascare denaro pubblico fornendo servizi di scarsa qualità.
Tale ipotesi è suffragata dall’esperienza. Ossia da anni e anni di esternalizzazioni il cui pessimo risultato è sotto gli occhi di tutti ma non dei decisori politici. A questo punto sorge spontanea la domanda: perché la politica vuole continuare sulla strada delle privatizzazioni? Perché i politici non conoscono il valore della P.A. per il bene della nazione? Perché non sono in grado di sottrarsi ai diktat del mondo economico? perché i politici non hanno un progetto di società? Perché dietro le quinte si agitano motivi inconfessabili?
Lasciamo queste domande aperte anche se molti di noi conoscono le risposte.
Ufficio Comunicazione UILPA